Il Giovane Holden

IL GIOVANE HOLDEN

 

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. E questo che sto per presentarvi è uno di quei libri, scritto proprio da quegli autori che vorresti per amici.

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

Con queste parole inizia uno dei più bei romanzi della letteratura americana: Il giovane Holden di Jerome David Salinger, pubblicato nel 1951 ed edito in Italia da Einaudi nel 1961.

La trama è semplice: il sedicenne Holden Caulfield, con aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi, abbandona l’Istituto Pencey e ci narra le cose da matti che gli sono capitate sotto Natale.

Ma in realtà sono i suoi pensieri, le sue considerazioni, il suo umore rabbioso, le proprie vicende, narrate in prima persona, di adolescente deluso dal mondo che lo circonda, ad andare in scena. La sua fuga da una cittadina della Pennsylvania verso una New York che gli appare come una salvezza, ma che in verità diventa teatro di grandi delusioni, è, principalmente, la fuga da un mondo incapace di offrirgli comprensione e contatto umano. Le persone che Holden incontra sono simbolo di corruzione che il giovane non vuole accettare, rifiutando così di crescere e di obbedire alle regole di quel mondo. Il suo rifugio sarà l’infanzia, a cui si rivolge nel ricordo del fratello morto, oltre che la sorellina Phoebe, l’unica in grado di capirlo. Ma il giovane, come afferma il professor Antolini, sta per prepararsi a un capitombolo, a un tipo speciale di capitombolo, orribile, e a chi vi precipita non è permesso di accorgersi, né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua solo a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell’altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato.

Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa, queste le parole che Antolini scrive al ragazzo che, ignaro, sta per precipitare nel baratro dell’esaurimento nervoso. Ed è proprio da una clinica nella quale è ricoverato che il giovane Holden è pronto a  scriverci tutto quello che lui è disposto a raccontarci, tutto il resto vattelapesca, penso ci avrebbe detto.

È così che, in un linguaggio accattivante, a tratti parlato, che riproduce con straordinaria aderenza lo slang giovanile, Salinger dà vita a un personaggio che, nella storia della letteratura americana, sta accanto a Huck Finn, Tom Sawyer e all’eroe hemingweiano Nick Adams, lontano dal David Copperfield descritto dall’inglese Charles Dickens, e che, a oltre cinquant’anni di distanza, sa essere terribilmente attuale e parlare al cuore di un adolescente, e non solo: mi ricordo che domandai al vecchio Childs se Giuda, quello che aveva tradito Cristo e via discorrendo, se secondo lui era andato all’inferno dopo che si era ammazzato. Senz’altro, disse Childs. Questo è proprio il punto sul quale non ero d’accordo.

 

Alessandro Caldarella

 

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