Invito alla lettura

Invito alla lettura

di Alessandro Caldarella

 

”Amo soprattutto Stendhal perché sono in lui tensione morale individuale, tensione storica, slancio della vita sono una cosa sola, lineare tensione romanzesca. Amo Puškin perché è limpidezza, ironia e serietà. Amo Hemingway perché è mater of fact, understatement, volontà di felicità, tristezza. Amo Stevenson perché pare che voli. Amo Čechov perché non va più in là di dove va. Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda. Amo Tolstoj perché alle volte mi pare d’essere lì lì per capire come fa e invece niente. Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo. Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista. Amo Flaubert perché dopo di lui non si può più pensare di fare come lui. Amo Poe dello Scarabeo d’oro. Amo Twain di Huckleberry Finn. Amo Kipling dei Libri della Giungla. Amo Nievo perché l’ho riletto tante volte divertendomi come la prima. Amo Jane Austen perché non la leggo mai ma sono contento che ci sia. Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura. Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura. Amo Balzac perché è visionario. Amo Kafka perché è realista. Amo Maupassant perché è superficiale. Amo la Mansfield perché è intelligente. Amo Fitzgerald perché è insoddisfatto. Amo Radiguet perché la giovinezza non torna più. Amo Svevo perché bisognerà pur invecchiare. Amo…”

Italo Calvino

 

 

Qualcuno mi rimprovererà del fatto che mai si è vista una citazione più lunga di una prefazione ( se di prefazione può parlarsi) ma amo Calvino perché è infantile e maturo, attento e smemorato, colto e preparato. Ma, soprattutto, a mio avviso, era doveroso far parlare un’autorità per far esprimere da quest’ultimo la vera essenza di questo discorso: ogni vera lettura si basa, infatti, su un gesto d’amore, sulla volontà e non sulla costrizione. Solo così, ci si può appassionare a una storia, a un personaggio, a una situazione. Ma, essendo un gesto d’amore e da innamorati, un testo può coinvolgerci solo se scocca la scintilla; se così non è non c’è nulla da fare: un testo non si legge per dover o per rispetto.

Questa rubrica vuole, infatti, essere semplicemente un invito alla lettura, a una lettura disinteressata, personale, scevra da interpretazioni, da analisi del testo che, propugnate dalla moderna narratologia, non hanno fatto altro che allontanare il lettore dal piacere della lettura. È infatti sul piacere di leggere e sulle conseguenti emozioni suscitate che si costituisce la vera forza di un’opera.

Non necessariamente, infatti, un testo deve insegnarci qualcosa. Spessissimo, vi scopriamo qualcosa che avevamo sempre saputo, ma non sapevamo che qualcuno l’aveva detto per primo o espresso con le parole che avevamo da sempre sognato. E tutto questo provoca in noi una tale soddisfazione e sorpresa che ci sentiamo legati a quel libro da un  senso di relazione e appartenenza che può durare per tutta una vita. Ma, perchè ciò avvenga, bisognerà accostarsi alla lettura diretta dei testi originali evitando il più possibile o se mai in seguito, e con le dovute distanze, bibliografia critica, commenti, interpretazioni. Come afferma Italo Calvino, ”la scuola e l’università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione; invece fanno di tutto per far credere il contrario”. Un testo ha molto più da dire se lo si lascia parlare senza intermediari che pretendano di saperne più di lui. Ci sono libri che, citando sempre Calvino, ”non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire” e questi sono i classici.

Un classico non ha coordinate storiche e temporali, è eterno e, fortunatamente, sono talmente tanti i libri che possono definirsi tali che non basterebbe un’esistenza per leggerli tutti per intero e pienamente.

Ognuno di noi ha i suoi classici che, molte volte, sono i libri letti in infanzia e adolescenza: le letture che ci hanno formati. E non bisogna temere, infatti, di sfigurare se non si è letto un libro famoso o di dire lo ”sto rileggendo” quando in realtà non lo si è mai letto: nessuno mai può avere la pretesa di aver letto tutto. Quello che invece si può fare è non smettere mai di leggere.

I libri sono ovunque e ci aspettano: libri regalati o rubati, letti o mai sfogliati, libri prestai e mai tornati, amati oppure odiati.

In questa sede l’unica cosa che posso fare è consigliare e invitare a leggere quei testi che per me sono stati importanti, con la speranza che lo diventino anche per voi. E se qualcuno mi chiederà perché deve farlo, risponderò semplicemente perché leggere è meglio che non leggere. E se dovesse ancora obiettare che non vale la pena di far tanta fatica citerò Cioran, a sua volta citato: ”Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto. ″A cosa ti servirà?″ gli fu chiesto. ″A sapere quest’aria prima di morire″”.

 

Alessandro Caldarella

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