PAESE MIO

Dall’alto lo vedo, muoversi lento,
osservare il vento,
l’armonioso mutare delle forme.

Seguo il suo passo
seduto sui miei monti,
curvarsi per piccole vie
al passaggio veloce dell’anima.

Di notte s’illumina porta per porta,
plasma il suo aspetto antico
al ritmico movimento delle stelle.

Stretti vicoli ricolmi di schiamazzi
stanno con le toppe nei muri
come calzoncini corti d’inverno.

E il curiosare della gente, possente
narcisismo mischiato a perduta virtù,
s’ode sovente saltellare
da un balcone all’altro, s’ode sovente
intrecciarsi all’edera pendente.

Quella gente che sui tavoli sbadiglia,
aspettando impaziente il prossimo caffé;
quella gente che dall’alba al tramonto ama inseguirsi,
sui volti casuali incontrarsi
ogni tanto su per una chiesa,
ogni tanto giù per un ballo.

Sembra dipinto su carta velina
questo paese di marionette,
abbandonato, come il fortuito capolavoro
d’un artista di strada.

Sembra felice.

E vive travestito di maschere e coriandoli,
di frecce d’argento e di spade d’oro.

Ubriaco della stessa innocenza di sé.

di Sebastiano Infantino


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